Cassazione: Stop alla decurtazione dei punti a chi presta l’auto

Cassazione: Stop alla decurtazione dei punti a chi presta l’auto

21 giugno 2018 0 Di Automotive24

Stop alla decurtazione dei punti a chi presta l’auto e, in caso di multa, non dichiara chi era alla guida. D’altra parte sono migliaia le famiglie in cui la stessa vettura viene utilizzata da più persone. In caso di contravvenzioni può essere un’impresa ricordarsi chi era al volante il giorno e l’orario in cui è stata commessa l’infrazione. Non fornendo i dati del conducente, però, fino a pochi giorni fa il proprietario rischiava di perdere comunque i punti sul permesso di guida: un principio derivante da un’interpretazione molto restrittiva dell’art.126 bis II comma del Codice della strada. A cui però la Corte di Cassazione ha messo un freno.

Il 18 aprile scorso la suprema corte ha infatti emesso l’ordinanza n. 9.555, secondo la quale è illegittimo decurtare i punti dalla patente a chi, nel momento in cui riceve la multa, non ricorda a chi ha prestato la propria auto, soprattutto quando il veicolo viene utilizzato da tutta la famiglia. La sentenza è stata emessa dopo che un’automobilista aveva impugnato il verbale della Polizia municipale di Bari per violazione dell’articolo 126 bis, eccependo, tra l’altro, di aver comunicato tempestivamente di non essere in grado di indicare le generalità di chi era alla guida del veicolo di sua proprietà, sia per il notevole tempo trascorso tra l’infrazione (il 6 marzo 2017) e la notifica del verbale di accertamento (il 28 giugno 2017), sia per il fatto che il veicolo era utilizzato, oltre che da lei, anche dal marito e dalle sue due figlie.

Una giustificazione ritenuta sufficiente sia in primo grado, dal giudice di pace, sia in secondo grado dal Tribunale di Bari, che aveva evidenziato la necessità di distinguere la condotta di chi omette del tutto di comunicare le generalità del conducente del veicolo al momento dell’infrazione da quella di chi giustifichi adeguatamente l’omessa trasmissione dei dati. Per quest’ultimo caso la Corte Costituzionale, nella sentenza interpretativa n. 165 del 2008, aveva già affermato la possibilità di esonero da responsabilità, ma il principio era rimasto a lungo inapplicato.